Bilinguismo con il Giving Approach per un mondo più unito e più globale

Oggi, immaginare la maggioranza della popolazione italiana poliglotta, capace di districarsi fra due o più lingue straniere, è pura e semplice utopia, tanto quanto lo era 150 anni fa immaginare la gli italiani in grado di parlare, leggere e scrivere correttamente la stessa lingua italiana – l’analfabetismo superava il 74%

Le cose cambiano però e il mondo intero si sta muovendo da un po’ di tempo a questa parte verso l’unione dei popoli secondo modelli che vanno ormai oltre il concetto originario di globalizzazione.

Se la globalizzazione puntava alla standardizzazione culturale, quello a cui stiamo assistendo recentemente valorizza invece le singole culture del mondo, con l’intento di preservarle e non appiattirle sotto un unico standard.

Significa che non arriverà mai il momento in cui una sola cultura, una sola lingua, sarà comune a tutti come unica e sola opzione.
Sarebbe un futuro sin troppo distopico, dopotutto.

Significa, invece, che la capacità di saper dialogare con culture e lingue diverse sarà una delle skills più essenziali per affrontare gli anni che verranno.

È questo il grande sogno che come Gruppo FRASI portiamo avanti: un mondo unito, connesso e vivo nelle sue tante sfaccettature e diversità.

Nulla di tutto questo sarebbe però possibile senza la capacità di parlare più di una sola lingua, la propria.

 

Le neuroscienze parlano chiaro

Alla base delle competenze di un poliglotta c’è quasi sempre un’infanzia bilingue. Magari mamma italiana e padre svedese, o padre tedesco e madre indiana, insomma: un ambiente che ha stimolato il bambino o la bambina alla costruzione di schemi linguistici che non siano appartenenti ad una sola ed unica lingua.

Questa cosa, che già appare speciale ai nostri occhi, è in realtà ancor più straordinaria perché l’apprendimento in tenera età di due lingue spiana la strada – neurobiologicamente parlando – a impararne più avanti una terza o una quarta senza troppa fatica.

“L’essere umano è geneticamente predisposto all’apprendimento della lingua” sosteneva il linguista Noam Chomsky parlando di strutture innate della lingua ed evidenziando come il parlare e il capire frasi siano per l’uomo competenze naturali, innate e biologiche.

Dobbiamo tenere a mente che il processo di apprendimento fonetico inizia addirittura nell’utero materno; di conseguenza, il bambino riesce a distinguere le lingue prima ancora del suo accesso al nido e questo pone un interessante sfida pedagogica: le strutture per l’infanzia devono sapere accogliere e sviluppare il potenziale linguistico specifico di questa fascia d’età.

È per questo che il Gruppo FRASI ha dato la luce al Giving Approach, un approccio verificato sul campo in oltre 20 anni di esperienza diretta che propone un il bilinguismo in nidi e strutture all’infanzia dove educatori ed educatrici parlano ai bambini in inglese quotidianamente.

 

Il Giving Approach, lo strumento abilitante per un bilinguismo precoce e fatto bene

Con il Giving Approach non abbiamo inventato da capo la ruota, abbiamo osservato e studiato le dinamiche di bilinguismo familiare e ne abbiamo riportato le dinamiche e gli stimoli all’interno di ambienti controllati come le strutture all’infanzia.

Quello che le strutture che aderiscono al Giving Approach fanno è riprodurre la situazione naturale di apprendimento della lingua materna sia con l’italiano che con l’inglese con l’immersione in frasi, parole e costruzioni sintattiche, tutte con i loro ritmi e suoni specifici e quindi facilmente identificabili.

Utilizzare il Giving Approach significa quindi immergere il bambino nella “sostanza” culturale, grammaticale e fonetica della nuova lingua per poterla riprodurre attraverso la decodificazione imitativa, come il bambino fa (o ha già fatto) con l’italiano.

La propensione al bilinguismo da parte dei bambini piccoli è maggiore rispetto a quella degli adulti e c’è una ragione neurobiologica dietro. Nel cervello del piccolo, infatti, l’area della corteccia cerebrale adibita al linguaggio – quella che si trova nella regione frontale/parietale dell’emisfero sinistro – si attiva nello stesso modo per entrambe le lingue.

Non avviene lo stesso nei ragazzi che apprendono una seconda lingua più avanti negli anni; in questo caso la lingua madre stimola un’area cerebrale, mentre la seconda lingua ne coinvolge un’altra.

Nasce da qui l’importanza di realizzare il Giving Approach, di costruire un approccio integrato al bilinguismo precoce, prendendo come guida la neurobiologia e ciò che ci insegna, ovvero che già dalla nascita la capacità di imparare una seconda lingua è praticamente pari all’apprendimento della prima

 

Il “superpotere” del bilinguismo

Dare ai bambini la possibilità di giocare con il bilinguismo precoce, meglio se prima degli otto mesi, significa:

  • Aiutarli a sviluppare e differenziare l’area cerebrale fronto-parietale dell’emisfero sinistro definita “del linguaggio”.

  • Facilitare nei bambini la costruzione di un substrato biologico più ricco di cellule e interconnessioni neuronali, attraverso l’attività pedagogica.

  • Regalare ai bimbi una riserva cognitiva, cioè una maggiore capacità e plasticità del cervello che si estende sino all’età adulta e alla vecchiaia, abbracciando anche altri ambiti del sapere.

Il bilinguismo precoce che il Giving Approach promuove ciò che in gergo specialistico si definisce una tecnica efficace ed efficiente di potenziamento e sviluppo neuronale longitudinale e permanente.

In altre parole, un approccio i cui risultati si dimostrano duraturi e significativi per tutta la vita.

È come regalare ai bambini un super potere che li renderà più forti per tutta la vita e noi, come professionisti e come Gruppo FRASI, abbiamo deciso di investire nella creazione dei super eroi di domani!

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